Dott.ssa Antonella MarottaPsicologa PsicoterapeutaSCARICA EBOOK DELLA STANZA

Molte donne sono abituate a funzionare sempre. Lavorano. Si occupano degli altri. Gestiscono relazioni, famiglia, organizzazione domestica, lavoro emotivo. Spesso riescono a fare tutto molto bene. Sono affidabili. Efficienti. Capaci. Eppure dentro portano una sensazione diversa: stanchezza profonda, tensione costante, difficoltà a fermarsi. Molte dicono:

  • “se non lo faccio io, non lo fa nessuno”
  • “mi sento responsabile di tutto”
  • “non riesco a rilassarmi davvero”

Questo fenomeno ha un nome: iperfunzionamento. E quando riguarda le donne, spesso è collegato a qualcosa di più grande: l’iperresponsabilità femminile.


Cos’è l’iperfunzionamento

L’iperfunzionamento è una modalità di funzionamento in cui una persona tende a:

  • assumersi più responsabilità del necessario
  • anticipare i bisogni degli altri
  • gestire problemi prima che emergano
  • fare più di quanto sarebbe sostenibile nel lungo periodo

Da fuori può sembrare una grande competenza. E in parte lo è. Molte donne iperfunzionanti sono effettivamente molto capaci. Il problema è che l’iperfunzionamento non nasce solo da capacità, ma spesso anche da una strategia di sicurezza.


L’iperresponsabilità femminile

Molte donne crescono con l’idea implicita che il loro ruolo sia tenere insieme le cose. Tenere insieme:

  • la famiglia
  • le relazioni
  • l’equilibrio emotivo
  • l’organizzazione quotidiana

Questo ruolo raramente viene esplicitato. Ma viene trasmesso in molti modi sottili. Per esempio attraverso frasi come:

  • “sei la più responsabile”
  • “aiuta tua madre”
  • “non far arrabbiare papà”
  • “tu sei quella che capisce sempre”

Questi messaggi costruiscono lentamente un’identità: quella della persona che regge il sistema.


Il lavoro emotivo invisibile

Una parte importante dell’iperfunzionamento femminile riguarda ciò che in psicologia viene chiamato lavoro emotivo. Il lavoro emotivo include attività come:

  • monitorare il clima emotivo degli altri
  • anticipare tensioni e conflitti
  • regolare le emozioni nelle relazioni
  • prendersi cura del benessere psicologico del gruppo

Molte donne fanno questo lavoro continuamente e automaticamente. Spesso senza nemmeno accorgersene. Il problema è che questo tipo di lavoro è:

  • poco visibile
  • raramente riconosciuto
  • raramente condiviso

E nel tempo può diventare molto pesante.


I copioni familiari

L’iperfunzionamento spesso nasce all’interno della famiglia. In alcune famiglie i bambini assumono molto presto ruoli specifici. Per esempio:

  • la mediatrice
  • la responsabile
  • quella che non crea problemi
  • quella che aiuta tutti

Questi ruoli possono svilupparsi quando il sistema familiare è instabile o molto esigente. La bambina impara che per mantenere equilibrio deve:

  • adattarsi
  • anticipare
  • sostenere gli altri

Questo può diventare un copione relazionale molto radicato.


Quando funzionare diventa una strategia di sicurezza

Dal punto di vista del sistema nervoso, l’iperfunzionamento può diventare una strategia di protezione. Il sistema nervoso cerca sempre di ridurre l’incertezza. E una delle strategie possibili è aumentare il controllo e l’azione. Quando fai molto, organizzi molto, anticipi molto, può emergere una sensazione di: maggiore controllo. Il messaggio interno può diventare: “se tengo tutto sotto controllo, le cose non andranno male”. Questo non è un pensiero sempre consapevole. È spesso una risposta neurobiologica appresa nel tempo.


Il legame con la sicurezza neurovegetativa

Il nostro sistema nervoso autonomo regola costantemente il senso di sicurezza o di pericolo. Quando il sistema percepisce sicurezza può attivare stati di:

  • calma
  • connessione
  • presenza

Quando invece percepisce incertezza o rischio può attivare stati di:

  • allerta
  • iperattivazione
  • controllo

Per alcune persone l’iperfunzionamento diventa una modalità stabile di regolazione. Fare molto, organizzare molto, gestire molto può aiutare temporaneamente il sistema nervoso a sentire meno vulnerabilità. Il problema è che questo stato richiede molta energia.


Il prezzo dell’iperfunzionamento

L’iperfunzionamento spesso viene premiato socialmente. Le donne iperfunzionanti vengono viste come:

  • affidabili
  • forti
  • capaci
  • indispensabili

Ma il prezzo interno può essere alto. Nel tempo possono emergere:

  • esaurimento
  • difficoltà a sentire i propri bisogni
  • senso di solitudine
  • relazioni sbilanciate
  • irritazione trattenuta

Molte donne si accorgono di quanto stanno sostenendo solo quando il sistema inizia a cedere.


Quando fermarsi diventa difficile

Una delle caratteristiche dell’iperfunzionamento è la difficoltà a fermarsi. Molte donne raccontano che quando provano a rallentare emergono sensazioni come:

  • inquietudine
  • senso di colpa
  • agitazione
  • paura di perdere il controllo

Questo accade perché il sistema nervoso si è abituato a trovare sicurezza nell’azione continua. Fermarsi può attivare la sensazione di vulnerabilità che l’iperfunzionamento teneva a distanza.


L’illusione dell’indispensabilità

Molte donne iperfunzionanti sviluppano anche una convinzione implicita: “senza di me le cose crollano”. In parte questa convinzione nasce dall’esperienza reale di essere spesso il punto di riferimento del sistema. Ma nel tempo può diventare anche una trappola invisibile. Quando una persona regge troppo a lungo tutto da sola, gli altri possono inconsapevolmente adattarsi a quel modello. E il sistema continua a funzionare nello stesso modo.


Uscire dall’iperfunzionamento

Uscire dall’iperfunzionamento non significa diventare meno capaci. Significa imparare a funzionare in modo più sostenibile. Questo può includere:

  • riconoscere i propri limiti
  • redistribuire le responsabilità
  • tollerare che non tutto sia sotto controllo
  • ascoltare di più i segnali del corpo

È un processo graduale. E spesso richiede anche un cambiamento nel modo in cui si percepisce il proprio valore.


Dal fare all’essere

Molte donne crescono con l’idea che il loro valore dipenda da ciò che fanno per gli altri. Ridurre l’iperfunzionamento significa anche spostare lentamente il focus: dal fare all’essere. Dal dimostrare al sentire. Dal tenere tutto insieme al permettere che il peso sia condiviso.


La dimensione collettiva

Un aspetto importante dell’iperfunzionamento femminile è che raramente è solo individuale. Molte donne vivono esperienze simili. Quando queste esperienze vengono condivise succede qualcosa di importante: ci si accorge che ciò che sembrava un problema personale è in parte un modello culturale e relazionale. Questa consapevolezza può essere molto liberatoria.


La stanza delle voci interrotte

Il percorso La stanza delle voci interrotte nasce proprio per creare uno spazio in cui le donne possano esplorare questi temi. Un luogo dove diventa possibile:

  • riconoscere i copioni interiorizzati
  • comprendere il legame tra trauma e iperfunzionamento
  • sviluppare maggiore sicurezza interna
  • ritrovare la propria voce

Quando le donne iniziano a parlare insieme di queste esperienze spesso emerge una scoperta importante: non sono sole. E molte delle difficoltà che vivono hanno radici condivise. Vuoi saperne di più? Se questo tema ti riguarda puoi partecipare al workshop gratuito di presentazione della Stanza delle Voci Interrotte. Oppure puoi scrivermi per ricevere maggiori informazioni sul percorso. A volte il primo passo per cambiare qualcosa è accorgersi di quanto stai reggendo da sola. E scoprire che esistono modi diversi di stare nel mondo, senza dover funzionare sempre al massimo.


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